Giulio Andreotti (1919-2013)

Che dire? Anche se stava male da diversi anni, sembrava immortale. Ha fatto veramente la storia d’Italia. E questo già la dovrebbe dire molto sul nostro passato. Assistente di De Gasperi, svariate volte ministro (e di dicasteri pesanti: Difesa, Esteri, Interni…), è stato 7 volte capo del governo.

Fu uomo di potere, non di partito. Infatti, non è mai stato segretario della DC: la sua corrente di destra è stata sempre in netta minoranza  all’interno del partito. Ma la sua capacità di tessere relazioni a 360 gradi, dagli USA al Vaticano, dai sindacati bianchi a certa imprenditoria italiana, il suo essere uno stra-moderato, lo rendevano un elemento rassicurante: al governo diventava un elemento di fiducia per le diverse correnti DC e per i più svariati gruppi di interesse e i diversi partiti. Per questo, come sottolineò in un momento di inedita e sorprendente lucidità Eugenio Scalfari, divenne capo di governo così tante volte: perché garantiva tutti, specie nel suo partito.  Se non fosse stato così, non sarebbe stato scelto per il primo governo che aprì ai comunisti, dopo la loro uscita nel 1947.

Stando al potere per così tanto tempo e in posti di primissimo piano, è stato considerato il male assoluto della politica italiana.  Stragi, corruzioni, mafia: queste alcune delle accuse che gli sono state rivolte. Meritatamente o immeritatamente? Non lo vedo nei panni dello stragista: bombe, colpi di stato, manovre paramilitari non mi pare che possano rientrare nella sua forma mentis. Andreotti era uomo di curia, non di cannone.  Di certo non è che abbia fatto molto per portare alla luce i responsabili delle diverse trame eversive, alcune oggettivamente ridicole, che hanno costellato la nostra storia. E ancora. Forse non ha mai rubato per sè e la sua famiglia un quattrino. Ma s’è voluto circondare ia persone sulla cui onesta è impossibile mettere la mano su fuoco: da Ciarrapico ad Evangelisti, da Cirino Pomicino a Sbardella. Ha permesso che i suoi capi bastione trafficassero illecitamente, ovunque e con chiunque, mafia inclusa. Un nome su tutti: Salvo Lima. Allora Andreotti mafioso? Sì e no. Secondo la legge italiana, è assolto ma anche prescritto. E questa chiarezza cristallina manifestata dalla nostra giustizia, la dice tutto sullo stato di salute del nostro diritto. Mettiamo il caso che Andreotti non sia stato mai mafioso, che lui Toto Riina non solo non l’ha baciato, ma non ci ha mai parlato né sentito né visto. Ammettiamo la sua totale innocenza. Ma allora va detto che Andreotti  (che è stato, ripeto, ministro della Difesa e degli Interni) nella lotta alla mafia è stato un uomo di governo che ha dato pessima prova: insomma, un incapace di dimensioni bibliche.

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