Recensioni volanti

Sacro GRA
1) “Così so bboni tutti” 2) La cosa bella del documentario è la canzone finale di Lucio Dalla, Il cielo. Basterebbero questi due punti (il primo è una citazione dall’amico Klaus) per sintetizzare il mio giudizio sul doc che ha vinto al Festival del Cinema di Venezia. Una carrellata di ritratti di uomini e donne che vivono ai margini (del Grande Raccordo Anulare che circonda Roma e della vita in generale) e che sfocia nel bozzettismo senza spessore. Tante piccole storie, tanti personaggi. Alcuni sono interessanti: il padre e la figlia, divertentissimi; l’infermiere; il finto nobile che affitta la sua dimora come set per improbabili fotoromanzi (pensavo che in Italia non si facessero fotoromanzi da quel dì). Altri sono veramente inutili o insulsi: le anziane mignotte; il botanico che lotta contro il punteruolo rosso per salvare le palme; il deejay filippino; le cubiste in un bar di periferia. Ma non c’è nessun approfondimento. Troppa carne al fuoco e il racconto si perde. Il regista, Gianfranco Rosi, avrebbe dovuto puntare l’attenzione su alcune storie e dare più spazio ad esse. Lo stesso GRA non emerge nella sua infernale maestosità così come i quartieri che si sono sviluppati intorno ad esso. Insomma, un film piatto.

Escape plan
Se Stallone  e Schwarzenegger vogliono rilanciare la carriera, dovrebbero scegliere trame e registi migliori. Escape Plan, pellicola che li vede per la prima volta insieme da protagonisti unici, lascia molto, ma molto a desiderare. Certo, la storia non è attendibilissima. Stallone è un ex procuratore (e già qua…) che diventa esperto di fuga da carceri di massima sicurezza. Sorta di catarsi e vendetta per il fatto che anni orsono una persona, da lui fatto condannare, era uscita di prigione  e gli aveva colpito la famiglia. Stallone accetta un incarico per conto della CIA: mettere alla prova la sicurezza di un penitenziario per terroristi.  C’è l’inghippo: Stallone viene maltrattato, rivela la sua identità al direttore ma non viene liberato. Anzi, viene perseguitato. Cosa fare? In soccorso di Sly arriva Schwarzenegger nel ruolo del detenuto. I due si mettono d’accordo per evadere. E… E poi sono scazzottate a go go, risse, calci, sparatorie, mitragliate, esplosioni: i classici ingredienti dei film dei due. Ma, se il ritmo si mantiene alto per tutta la durata della pellicola, non c’è approfondimento psicologico di nessun tipo, alcune trovate della sceneggiatura sono banalissime (tipo che la prigione di Sly e Arnold non è nient’altro che … o tipo che Vincent D’Onofrio, socio di Sly, è un poco di buono). La fine poi è troppo concitata, veloce, mal sviluppata. Poche le scene decenti, memorabili: Schwarzy che recita in tedesco o quando impugna la mitragliatrice.

Tag: , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: