L’Odissea di Batman. E del lettore…

Un uomo, un mito, una leggenda. Non sto parlando di Ernesto Guevara detto Che, anche se sto citando uno de suoi  cantori, Gianni Minà. Sto parlando di Neal Adams, leggendario disegnatore di fumetti, uno dei grandissimi che hanno rivoluzionato stilisticamente questo medium alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70. Deadman, Batman, Green Lantern&Green Arrow, Vendicatori, X-Men: sono alcune delle testate su cui ha eccelso. Un mostro di bravura dal tratto plastico, sinuoso, dettagliatissimo e espressivo, dall’originale costruzione della tavola. One of another kind. Come Kirby, come Buscema, come Steranko. E cosa cazzo mi fa questo genio del disegno, che ha  ispirato artisti del calibro di John Byrne, Bill Sienkewicz, Ivan Reis? Mi scrive una cagata pazzesca, cosmica, biblica, astrofisica dal titolo Batman: Odissey (in italiano per i tipi della RW Lion in un bel ma costoso volume: 31,95 euro).

Maxi-serie in 13 numeri, Batman: Odissey è illeggibile. I disegni di Adams sono sempre di altissimo livello, di indiscutibile bellezza: sempre innovativi, sempre creativi, sempre originali. E stiamo parlando di un tizio che ha superato i 70 anni ma non sembra risentire dell’età che avanza. La storia è però orrenda. Un’Odissea non solo per Batman ma anche e soprattutto per il lettore. Il racconto è complicatissimo. Quello che ho capito è che Batman viene utilizzato da Ra’s al Ghul per contrastare suo figlio, Sensei, che ce l’ha col padre e vuole mettere fine al suo regno nel mondo sotterraneo.

Si sfogliano le pagine e non si capisce nulla, ma nulla. Le sottotrame si intersecano a caso, il filo narrativo è attorcigliatissimo, spuntano e spariscono personaggi senza un perché, talvolta sembra che non ci sia nessuna finalità in quello che si sta leggendo, flashback a rotta di collo, buchi neri nel racconto. Un casino tale che costringe lo stesso Adams, molto probabilmente consapevole del marasma, a riepilogare la storia ad ogni inizio di episodio. Ma poi ci si perde nuovamente. Almeno fosse voluto il caos, fosse stato preordinato da Adams. Il dubbio che assale il lettore è che lo scrittore si sia dimenticato di disegnare tutte le vignette necessarie al racconto: e quindi salti logici a non finire.

E per carità di patria non mi soffermo più di tanto sui dialoghi o sulla psicologia dei personaggi. I primi: pallosi, verbosi, retorici. Un Batman così logorroico non s’era mai letto. Per quanto riguarda il secondo aspetto, siamo nel piattume più totale. Talia al Ghul una ninfomane, Robin vuole menare e basta, Deadman sembra una caricatura di un attore shakespeariano, il Joker un coglione, Ra’s al Ghul senza spessore mentre è e dovrebbe (secondo gli intenti della trama di Adams) un genio del male. Uno strazio.

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