I cancelli della prigione

Cancellieri, questo no. Sulla questione Ligresti figlia non ci siamo proprio. Dovrebbe almeno scusarsi e dire “ho fatto una cazzata. Senza dolo e senza colpa, ma ho fatto una cazzata”.

Io la stimavo. Mi sarebbe piaciuto vederla al Quirinale o a capo del governo. Aveva gestito con buon senso il ministero degli Interni,  sebbene certe prese di posizione – come la difesa del prefetto De Gennaro – mi avessero lasciato perplesso. Una volta diventata ministro della Giustizia, però, ha cominciato a deludermi. Prima di tutto ha preso nettamente le distanze da Monti, che criticava giustamente le non decisioni in ambito economico del governo Letta: va bene difendere il ministero di cui si fa parte, va bene che la gratitudine in politica è merce rara, ma c’era modo e modo di rimarcare il proprio disappunto verso il suo ex capo. In secondo luogo, la questione azera che ha visto coinvolto il ministro Alfano e che ha fatto fare a lei e alla Bonino la figura delle peracottare. E adesso il caso Ligresti.

Sia chiaro: le dimissioni mi paiono un atto esagerato. Lei ha agito all’interno delle proprie competenze. Ha telefonato ai responsabili del DAP, chiedendo loro di verificare la situazione della figlia di Ligresti. Non ha esercitato pressioni dirette per il suo rilascio – almeno è quanto risulta. La stessa magistratura, nella persona del giudice Caselli, la difende. Differentemente da quanto sostengono i pidiellini, non ci troviamo di fronte ad un caso Ruby bis. In quel frangente Berlusconi, agendo al di fuori delle proprie competenze, fece pressioni indebite sulla polizia per la liberazione della ragazza, adducendo motivi infondati, in pieno contrasto con la magistratura. Fatta questa precisazione, però, lei, ministro Cancellieri, s’è adoperata per la figlia di un’amica, la quale ha fatto leva sui rapporti personali per avere una via preferenziale alla risoluzione del caso: il 99,99999% degli italiani non è così fortunato. E per dimostrare la propria imparzialità lei afferma che in passato s’è mossa in favore di altre persone, aggiungendo che tutti i carcerati e loro familiari possono rivolgersi agli appositi numeri di telefono e email del ministero. E no: non ci siamo. Perché: a) lei deve ricordarsi personalmente di tutti, e sottolineo tutti, i carcerati, quelli che hanno voce e quelli che non ce l’hanno, non ricorrendo però a soluzioni quali indulto o amnistia che non garantiscono la collettività; b) tutti i carcerati dovrebbero avere la possibilità di rivolgersi a lei direttamente, contattandola telefonicamente, e non solo i Ligresti. Se solo i Ligresti lo possono fare, lei avrebbe dovuto agire diversamente, dal momento che rappresenta lo Stato di tutti, e sottolineo tutti, i cittadini. Avrebbe dovuto dire: “Cara Gabriella, ti capisco, mi dispiace ma nella posizione in cui mi trovo e considerando i nostri rapporti non posso che dirti di rivolgerti direttamente al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria e alle autorità competenti, come fanno tutti e come sanno anche i tuoi avvocati”.

Forse questa non sarebbe stata una risposta “umanitaria”, ministro Cancellieri. Ma sarebbe stata una risposta opportuna politicamente, non criticabile dal punto di vista giuridico e umana nei confronti degli altri carcerati, che non hanno santi in paradiso. Lei ha dichiarato che non si poteva rischiare che la figlia di Ligresti potesse correre il rischio di morire in carcere. Giusto, giustissimo. Ma le domando: e gli altri poveri cristi che in carcere sono morti? Ha preso provvedimenti?

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