Marx è morto

Io amo Scalfari. Io adoro Scalfari. Non condivido il 90% di quello che scrive e che dice. Ma proprio per questo mi piace. Perché mi sprona a criticarlo e a mantenermi allenato il cervello. I suoi editoriali sono sempre una sfida con i suoi inizi che non iniziano mai, premesse lunghe una quaresima, il suo stile e il suo atteggiamento ciceroniano, il Cicerone vestale del Senato, difensore di quell’istituzione che, a detta dell’arpinate, era l’ unica capace a governare il mondo romano. E poi quei riferimenti alla letteratura, alla storia, alla religione e alla filosofia, come per dire “guardate che capoccione che sono, io maneggio i sacri testi del pensiero umano, io conosco il fluire della storia, io comprendo il vero dire di Dio, Gesù, Vangeli, Apostoli, io parlo a tu per tu con i grandi poeti e romanzieri del passato, io so e voi non sapete un cazzo”, quelle citazioni e quei rimandi non sempre adeguati, non sempre consoni, non sempre corretti,  anzi spesso veri e propri svarioni che a scuola avrebbero meritato un rimprovero e forse di più.

Detto questo e riconosciuto il ruolo fondamentale che ha avuto Scalfari nell’editoria italiana con l’Espresso e, soprattutto, con La Repubblica,  non posso non far notare l’ennesima castroneria scritta dal nostro sul consueto editoriale domenicale. Non mi dilungo sulle critiche all’Italicum di Renzi, non mi interessano, ho già detto la mia, sebbene abbassare una delle soglie di sbarramento al 3%, come suggerisce Scalfari, sia da suicidio della democrazia, permettendo tale soglia di far entrare alla Camera cani e porci.  Ma lasciamo da parte le questioni tecniche e arriviamo al dunque. Scalfari oggi scrive che Napolitano è un “devoto cultore” di Luigi Einaudi “nonostante il suo  (di Napolitano, ovviamente n.d.r.) passato da comunista (ma non marxista)”.  Ora, il comunismo è marxismo. Altrimenti non è. Non ci sono se, non ci sono ma. Il comunismo affonda le sue origini nelle teorie di Marx e Engels (i quali mi pare abbiano scritto il manifesto del partito comunista) e nelle sue rivisitazioni leniniste e gramsciane (se parliamo di comunismo italiano). Dire “comunista, ma non marxista” significa affermare che Cicciolina è vergine: uno sproposito fisico (e logico). A meno che Scalfari non intenda Marx dei fratelli Marx, allora avrebbe ragione. Altrimenti ha scritto un’altra castroneria.

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