The Wolf of Wall Street

Orge in ufficio, in casa, in barca, in ufficio. Tette e culi a non finire. Fregna e fregne in eccelsa esposizione. Puttane da quattro soldi e squillo di lusso. Droghe di qualsiasi tipo. E poi soldi, tanti soldi. Soldi per fare soldi per fare soldi. E per scopare, pippare, viaggiare, e ancora scopare e pippare, e poi soldi per fare soldi per fare soldi. The Wolf of Wall Street, l’ultima fatica di Martin Scorsese, è tutto qua: questa è la vita del broker Jordan Belfort. Ambizioso come pochi, vizioso come pochi, traffichino come pochi, circondato da amici e colleghi altrettanto ambiziosi, viziosi e traffichini, mette in piedi un impero finanziario che si poggia su non solide basi, ma capace di prosperare e auto-alimentarsi lecitamente ed illecitamente, fino a quando l’FBI metterà fine al sogno di onnipotenza (economica e non solo) di Jordan.

Lasciamo da parte ogni tipo di morale o moralismo sull’immoralità a 360 gradi di Jordan o sul capitalismo. Non ci interessa. Ci interessa il cinema. E il cinema, qui, ne troviamo in abbondanza. Grande cinema. Basterebbe una sola considerazione per evidenziare la forza del film. Questa: dura quasi tre ore e non ci si annoia mai. Ritmo forsennato, dialoghi sopraffini, invenzioni sempre di altissimo livello, colonna sonora superlativa (da Mercy Mercy Mercy di Cannonball Adderley a Gloria di Umberto Tozzi).  Scorsese è in pienissima forma: un settantenne che mostra un talento e una vitalità che farebbero crepare di invidia colleghi di gran lunga più giovani. Non mancano le esagerazioni, certo. Ma non stonano. Il film, in sè per sè e per la storia e i personaggi raccontati, è esagerazione all’ennesima potenza. Ma non dispiace. Tutt’altro.

E poi ci sono gli attori. I comprimari, tutti bravissimi, da Margot Robbie, la moglie di Jordan, al sorprendente Jonah Hill, il sodale di Jordan, irritante, pacchiano, debole, arrivista, impacciato. Infine, lui, Leonardo Di Caprio nel ruolo di Belfort. Mostruoso. A suo agio nel tratteggiare un personaggio sopra le righe (di coca incluse): una varietà di intonazione, di sfumature, di comportamenti che lasciano a bocca aperta. Meraviglioso quando esagera e gigioneggia. Ancor più meraviglioso quando deve seguire un registro più soft, quando per esigenze di copione deve mantenere un profilo più basso: sono scene rare all’interno di un film vorticoso fino all’inverosimile e, proprio per questo, risaltano ancor di più. Faccio riferimento a due momenti: il primo, quando la moglie di Jordan scopre il tradimento: è divorzio e la disperazione di Di Caprio, pochi gesti, è da standing ovation; il secondo, quando Di Caprio confessa le proprie debolezze alla zia inglese della seconda moglie e si illude di essere corteggiato. Oscar subito.

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