Ama il prossimo tuo come te stesso

Solita camminata di sabato sera dopo il cinema. Direzione: kebabbaro in Via Merulana, il mitico Shawarma Station. Kebabbaro zozzone come pochi, anche se il locale s’è dato una ripulita. Su Via Cavour, dietro Santa Maria Maggiore, un tizio dai capelli radi, fisico alla Luca Zingaretti, indossando una t-shirt (e siamo sempre a febbraio) celeste e macchiata, caracolla verso i passanti, all’apparenza chiedendogli chissà cosa. Lo vedo in volto: lineamenti dei Paesi dell’Est Europa, occhi a fessura e vacui, leggera cicatrice trasversale sul naso, guance rosse. Pur avendolo visto da lontano che importunava innocuamente le persone e sapendo benissimo quello che mi attendeva, gli passo accanto. Appena prova a bofonchiarmi addosso, mi allontano immediatamente, facendo uno scarto improvviso, come se fosse un appestato. Non mi ha fatto paura. No. Mi ha fatto schifo, quasi ribrezzo. Emanava fetore d’alcol da tutti i pori.

La serata degli strani incontri non finisce qui. Dopo la tappa per cena dal kebabbaro zozzone, continuo la mia camminata serale. All’altezza dell’incrocio Via Manzoni-Via Emanuele Filiberto un signore bassetto, simile a Franco Franchi, dall’italiano stentato, mezzo arabo mezzo napoletano, mi chiede a che ora passa l’autobus, il quale poi sarebbe un tram, ma l’alticcio stato psico-fisico del nostro non gli permetterebbe di distinguere un cavallo da un aereo. Tra un rigurgito e un conato, tra un conato e un rigurgito, ripete svariate volte che è di Napoli, che deve andare a Piramide, che ha fretta, che ha bisogno di sapere quando arriva l’autobus/tram e che, se necessario, è disposto a prendere un taxi. Gli spiego, più volte, che non conosco l’orario degli autobus/tram, ma che, se ha fretta e non vuole spendere soldi, può prendere la metropolitana. La discussione si protrae per qualche minuto: lui è tetragono sul prendere l’autobus/tram, io mi incaponisco a consigliargli la metro. Alla fine mi dà la mano, gli porgo la mia e prova a baciarmela – o forse gli viene da vomitare. La ritraggo subito e me ne vado via. Oltre lo schifo, oltre il ribrezzo, cosa c’è? Io non lo so, so solo che è quello che ho provato, quando ho stretto la mano al secondo ubriaco della serata. Dopo averlo lasciato, lo guardo scendere le scale della metropolitana. Contemporaneamente arriva l’autobus/tram.

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