47 Ronin

Ronin: samurai senza più padrone, massimo del disonore (o quasi). Ma un samurai rimane sempre un samurai. Anche se il padrone è morto con l’inganno. Onore, giustizia, fedeltà prima di tutto. E, quindi, vendetta. Il tutto mescolato con 4 marzo 1943 di Lucio Dalla. Questa, in sintesi, la trama del film 47  Ronin con Keanu Reeves protagonista.

Dicono che sia stato un flop in America. E si capisce benissimo il motivo. Abbiamo Keanu Reeves: salvato da un signore feudale giapponese, ne diventa fedelissimo servitore e abile combattente. Ma non essendo un giapponese al 100%, è da quasi tutti disprezzato: lo rispettano solo il signore feudale e la figlia di lui. Reeves (Kai nel film) è un meticcio: il padre era un marinaio, veniva dal mare (da qui Lucio Dalla). Mise incinta una contadinotta giapponese. Grande scandalo. Il figlio bastardo viene abbandonato. Lo raccolgono degli esseri mezzi uomini mezzi uccelli, totalmente strambi. Lo allevano, ma Keanu poi scappa. E torniamo al signor feudale.

Il signor feudale, stregato da un rivale, ne attenta la vita. Figura di merda. In presenza, tra l’altro, dello shogun: massimo potere giapponese. Rimedio alla figura di merda? Il suicidio. Morto il padrone, cosa capita alla figlia? Finisce nelle mani del rivale del padre. E i samurai? Senza più il capo, diventano ronin, vengono dispersi, l’onta ricade anche su di loro e il villaggio. E Keanu? Lui era già un reietto, era abituato al disprezzo. Epperò al peggio non c’è mai fine. Viene venduto agli olandesi (che non brilleranno per acume) e si paga da vivere combattendo in incontri tra reietti.

Come abbiamo già scritto, un samurai è per sempre. Quindi Oshi, il capo dei samurai diventati ronin, giura vendetta. Libera Keanu, riarruola i suoi ex compagni e va all’assalto del nemico, che sta per sposarsi con la figlia dell’ex padrone. Dopo diverse peripezie – questi ronin non è che siano dei fulmini di guerra – riescono nell’intento. Figlia liberata, traditore morto, vendetta compiuta. Tutto bene quel che finisce bene? No. Perché i samurai hanno disobbedito ad un ordine dello shogun, che, dopo la morte del loro padrone, gli aveva ordinato di non vendicarsi. E allo shogun mica si può disobbedire e passarla liscia. L’onore va ristabilito. E come? Attraverso la solita pratica autolesionistica e fatale cui indugiavano i giapponesi nei secoli passati, anzi nei decenn passati (vedere caso Mishima).

Questa la trama A ciò aggiungo che  a) la recitazione è pessima; b) gli effetti speciali sono da quattro soldi; c) i buchi di sceneggiatura sono mostruosi; d) i dialoghi sono talvolta stucchevoli; e) e quel che peggio, la fotografia è da fiction televisiva. Insuccesso su tutta la linea.

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