X-Men – Giorni di un futuro passato

I mutanti sono tornati. E meno male. Nonostante i pessimi film su Wolverine (il secondo è addirittura peggiore del primo) e grazie al discreto (ma non eclatante) successo di X-Men: First Class. Per X-Men: Giorni di un futuro passato Bryan Singer prende spunto dall’0monima saga, una delle più importanti della storia del fumetto americano degli ultimi 30 anni, firmata dal duo Chris Claremont e John Byrne. La prende e la stravolge: e forse non poteva fare diversamente. La saga di Claremont-Byrne, con il suo andare avanti e indietro nel tempo, con il suo futuro distopico e i riferimenti a tantissimi personaggi Marvel, era veramente difficile da rendere sullo schermo. A meno che non venisse liberamente trattata. Cosa che Singer fa. E lo fa bene.

Futuro. I mutanti sono perseguitati a morte. A causa di violenze compiute da alcuni di loro, i governi del mondo hanno deciso di creare degli speciali robot, le Sentinelle, capaci di captarli, emularne i poteri e ucciderli (nonché somigliantissime ad uno dei cattivi del primo film di Thor). Rimangono in vita pochi mutanti: tra questi Xavier e Magneto in versione anziana, Wolverine, Tempesta, Kitty Pride (con poteri diversi da quelli del fumetto) e altri di cui ignoravo l’esistenza. Decidono di mandare la mente di Wolverine nel passato: nel corpo del Wolverine anni ’70, affinché incontri i mutanti nella versione giovanile e li convinca a impedire che Mystica, attraverso le sue attività terroristiche, spinga i governi a dare vita al progetto Sentinelle, fortemente voluto da loro creatore, Bolivar Trask.

Passato. Il compito di Wolverine non è dei più facili. Gli X-Men, quelli che abbiamo conosciuto in First Class, non ci sono più. Alcuni sono morti, altri, come Xavier e Bestia, non se la passano bene. Magneto è imprigionato sotto il Pentagono. Rimetterli sulla retta via non sarà compito facile. Anzi, non sarà affatto possibile. Ma i buoni vincono sempre. E le conseguenze sul futuro saranno notevoli.

Mi fermo qua per non svelare troppo. Tanti i colpi di scena. Quelli finali urlano al capolavoro. E promettono nuove e devastanti avventure. Il ritmo non è affatto male, specie all’inizio. Poi il film rallenta: forse pure troppo. In alcuni momenti è verboso con momenti di approfondimento psicologico che lasciano a desiderare. Ma la tensione non muore mai. E si ravviva alla fine. Non mancano scene da standing ovation: i primi combattimenti tra le Sentinelle, tutto ciò che vede sullo schermo Quicksilver, Magneto che trasporta uno stadio. Bravi gli attori. E mi raccomando: bisogna rimanere fino alla fine dei titoli di coda.

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