Notturno romano /15

Mi volto indietro per un istante come se dovessi rispondere ad un richiamo: scorgo un ragazzo e una ragazza che si baciano, illuminati dalle luci dei lampioni e dei semafori di via della Conciliazione. In fondo la Basilica di San Pietro sfida l’oscurità. Poi entro nell’area dietro Castel Sant’Angelo, che, ogni estate, si riempie di bancarelle miste e varie attività ludiche e culturali.

Alla mia destra alcuni ragazzi giocano a calcio balilla, dannandosi l’anima (“de li mortacci tua”, la loro imprecazione preferita, insieme alle bestemmie). Un tizio pelato, mezzo tatuato e alquanto tarchiato, affronta a ping pong una bionda stangona slava che indossa jeans e scarpe con tacco prorompente: anche per questa ragione riesce a colpire solo una pallina su quattro. Due giovani passano e ne osservano attentamente le movenze. Il primo la gratifica in questo modo: “Ammazza che puledrona”. Il secondo non è da meno: “Anvedi che chiappe. Da paura”. Concordo.

Tra uno stand che offre narghilè a dieci euro e una scacchiera gigante, tra innamorati che la notte abbraccia e genitori con bambini che immergono il loro viso nel gelato, procedo pigramente. La mia attenzione viene catturata da un piccolo teatro all’aperto. Sul palco tre persone: all’estrema sinistra una ragazza, in piedi, dai ricci capelli rossi e dal vestito floreale, recita un testo che, per fattura, definirei pasoliniano (da Renzo Pasolini, il motociclista): “E camminavo attratto dalla marranella che allora esisteva dietro il Pigneto”. Dall’altra parte del palco un ragazzo, seduto, strimpella disarmonicamente con chitarra elettrica alcune note, (“a cazzo di cane”, giudica un quindicenne capellone). In mezzo al palco si trova un altro ragazzo, anche lui seduto: barbetta, occhiali quadrati, camicia a scacchi, sguardo catatonico. Voce stridula, la ragazza continua nella sua cantilena pseudo dialettale: “Passavo per via Fanfulla da Lodi dove vendevano la frutta… tanti frutti, mamma mia, non potete capi’… e gli odori e i sapori… ora chi li riconosce più? Mamma mia, dove sono finiti quei sapori e quegli odori, perché li abbiamo persi? Perché?!”. Non ce la faccio. Mollo il teatro e mi dedico al cinema. C’è infatti anche una piccola arena, sempre all’aperto. Viene trasmessa quella pellicola francese che ha vinto a Cannes, quella delle due ragazze lesbiche, che tanto scandalo suscitò, la vita di Adele mi pare sia il titolo. Il film è visibile a tutti, anche ai passanti non paganti. Le scene di saffico sesso spinto mi precipitano in uno stato di estatico rimbecillimento. Pochissimi però condividono il mio apprezzamento.
Una figlia alla madre: “Ah ma’, hai visto?”.
E lei: “E che non ho visto?Non ce so’ più i valori de ‘na vorta”.
Un’altra madre, mentre spinge la carrozzina con la bambina: “E che cacchio! Io non so’ bigotta, ma porcaccio giuda, così, ‘ste scene di fronte a tutti, con le creature che camminano?”
Sullo schermo, dove i diversi personaggi non fanno che bere vino e fumare sigarette, la tipa con i capelli celesti spiega che “in passato ho dovuto aprire molte porte”. E una ragazza, che mi passa vicino, chiosa con inflessone romano-pugliese: “E ora invece stai ad apri’ quarcos’altro… tacci tua…”. Sono solo le donne a commentare malevolmente il film. I maschi che le accompagnano o annuiscono o si limitano a poche e non sentite parole di sostegno: nei fatti un lieve sorriso di divertito e lubrico compiacimento affiora sul loro viso.

Abbandono il film e mi butto sulla cultura. C’è una mostra, composta da diverse installazioni, dedicata alla prima guerra mondiale: riproduzioni di proclami militari e di giornali d’epoca (su tutti la Domenica del Corriere) ripercorrono gli anni della Grande Guerra. “L’esercito avanza”, “Il nemico è sconfitto”,”L’eroismo dei nostri fanti”, “Vittoriosa azione in Albania” sono alcuni dei titoli che risaltano ai miei occhi. Ho un tuffo al cuore quando noto un’immagine della Lacerba, rivista del futurismo fiorentino gestita dal duo Papini-Soffici. Chissà se esiste una tipa cui poter raccontare l’importanza dirompente ricoperto da Papini & Co nel panorama culturale italiano. Sono l’unico visitatore della mostra: al popolo sovrano non gliene può fregare un cazzo.

Tanta cultura mi ha messo fame. Ma non so cosa prendere. Dolce o salato? Vado di kebab con felafel? O punto su crepes e cono di cioccolato fondente ? Oppure mi butto sul sicuro: trancio unto, bisunto e strabisunto di pizza con peperoni, melanzane e zucchine? Alla fine un topo (“uno scoiattolo!…No, è un gatto… Ma decché è un topo bello peloso, guarda che coda”), che corre tra i vari chioschi, decide per me. Stasera digiuno.

Abbandono la fiera estiva. Un’altra coppia (o forse è la stessa) si sta baciando con alle spalle via della Conciliazione. San Pietro è sempre laggiù, in lotta con la notte e protetto dalle stelle e dalla luna.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: