American Sniper

Fascista! Antimilitarista! Ma che film è American Sniper? Un bellissimo film.

Ne hanno dette di cotte e di crude, ma la storia di Chris Kyle, interpretato efficacemente da Bradley Cooper, acchiappa. Texano purosangue, fondamentalmente un cowboy, patriota senza se e senza ma, si arruola nei Navy Seal e, dopo l’11 settembre, decide di andare a combattere in Iraq. Pur sposato con prole, passa diversi turni nel Paese medio-orientale, circa 1000 giorni, la bellezza di tre anni. Ritorna negli USA, ma la guerra lo chiama a sé: non può staccarsene, come Al Pacino non poteva staccarsi dalla Mafia nella saga del Padrino o come Frank Castle dalla morte. Cooper vive la guerra, la respira: dentro un mezzo blindato, sul tetto a sparare ai nemici o di fronte al televisore di casa. Esplosioni, spari, urla di dolore rimbombano sempre nella sua mente che non sa vedere che lo scontro a fuoco. Non può fare a meno di tutto questo. La guerra diventa la sua vera vita, rendendolo il più letale cecchino che abbia mai avuto la storia americana.

Attraverso il suo stile classico, semplice, conciso, senza fronzoli, Eastwood segue le avventure belliche e familiari di Kyle, ne indaga il dramma di soldato che non vuole lasciare i suoi commilitoni, che vuole debellare il male (incarnato da un cecchino arabo infallibile… la sfida western tra i due è forse la parte più debole della trama), ma che rischia di mandare a puttane il matrimonio e la sua stessa sanità mentale. Bravissimo quando mette in scena i combattimenti, il regista californiano è un po’ meno efficace nel tratteggiare le dinamiche familiari, descritte con una certa fretta. Stessa fretta anche per la ricostruzione dei problemi psicologici di Kyle, che vengono risolti abbastanza velocemente mediante consulto con un terapista e una visita ad un ospedale che accoglie veterani invalidi.

Questi difetti non danneggiano la qualità della pellicola. Il suo finale lascia l’amaro in bocca e le immagini conclusive, tratte dai veri filmati del corteo funebre di Kyle, spiegano più di mille parole la figura del Navy Seal, la stima e l’affetto che lo circondava e, soprattutto, il patriottismo di una parte rilevante dell’opinione pubblica americana – la quale sta contribuendo, e notevolmente, al successo del film.

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