Gustavo Selva (1926-2015)

Gustavo Selva è morto. Giornalista e parlamentare di destra, negli ultimi tempi lo vedevo presenziare le conferenze stampa dei Presidenti del Consiglio: non so a che titolo. Non era più parlamentare e non scriveva più per nessun giornale. Mario Cervi, firma storica de Il Giornale, lo ricorda oggi con un editoriale – e mi spiace dirlo per la stima che provo per il decano del giornalismo italiano nonché fedele collaboratore di Montanelli – che ho trovato imbarazzante per quello che ha omesso di ricordare (le pesanti e ingiustificate critiche che Selva rivolse a Montanelli, solo perché osava criticare Berlusconi) e per quello che ha ricordato e per come l’ha ricordato.

Va bene che dei morti, specie se morti da pochi, bisogna avere pietà e non indulgere eccessivamente sulle loro malefatte. Ma a tutto c’è un limite e Cervi lo supera. Ecco cosa scrive: “Il Selva veterano e non più belva, ma sempre capace di monellerie quasi adolescenziali, si produsse in un’ultima divertente sceneggiata con la faccenda dell’ambulanza. Può sembrare irrispettosa la rievocazione d’un modesto fait divers nel momento in cui viene dato l’estremo congedo a Selva, ma l’episodio è così noto e spassoso che riesce impossibile ignorarlo. Cito da una notizia d’agenzia. Il 9 giugno del 2007 Selva, invitato a un dibattito televisivo, per evitare d’arrivare in ritardo negli studi di La7 a causa del traffico finge di avere un malore e si fa trasportare da un’ambulanza del 118 all’indirizzo che afferma essere del suo medico di fiducia e che in realtà è quello della rete televisiva. In un’intervista a Giancarlo Perna su queste colonne Selva, rievocando i fatti, disse che il malore era autentico, placato presto tuttavia dalle pillole che aveva con sé. Sentendosi meglio inventò, per non perdere l’appuntamento con La7, la visita dal cardiologo. Chiestogli come giudicasse se stesso per quell’avventatezza Selva, che nel linguaggio non aveva mezze misure, fu deciso: «L’ora del coglione arriva per tutti almeno una volta nella vita». Ma non a tutti capita d’essere, almeno una volta, la belva. A Gustavo Selva è capitato, con pieno merito”. Per Cervi fingere un malore (perché se il malore era autentico, anche se passato con le pillole, non andare a casa o andare in ospedale per un controllo?), chiamare un’ambulanza senza averne diritto e utilizzarla come taxi per recarsi in una trasmissione televisiva, è “monelleria quasi adolescenziale”, “una divertente sceneggiata”, un “episodio spassoso”. In che mondo vive Cervi? Irrispettoso non è ricordare tale episodio, come teme Cervi. Irrispettoso, verso i veri malati, fu Selva ad “appropriarsi indebitamente” di un’autoambulanza: e a ragione venne punito.

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