Fuori di testa

Parrucche rosa. Piedi nudi nel parco (anche se parco non è, ma via Ventura a Milano). Città in miniatura realizzate con le spugne per pulire i lavandini (tacci sua come macchia il tè). Piazze, sempre in miniatura, costruite con maccheroni, fusilli, spaghetti numero 11. Fotografie di accessori reggi carta igienica. Ragazze in jeggins celesi. Alberi di carta con fogli di carta che ruotano su se stessi: “ammazza – esclamo – aho! ma stamo in mezzo ad un autolavaggio” e il designer creatore dell’installazione mi guarda storto, incarognito anche dal lievissimo accento romano con cui accompagno il giudizio: è subito mi vergogno come il secchione dodicenne rimproverato per la prima volta nella sua vita dall’insegnante. Bici di legno. Tute anticontaminazione (maledetto Breaking Bad). Afrori vari di avariata umanità. Fuori salone. Fuori (come un) balcone. Comunque  la parola d’ordine è “Vivi Lambrate”.

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