The ‘Nam

Nel 1986 alla Marvel decisero di lanciare un fumetto sul Vietnam.  O, meglio, fu Jim Shooter, che in quegli anni era il boss amato/odiato della casa dei Fantastici 4 e sotto la cui gestione si ebbero capolavori come il Devil di Frank Miller o il Thor di Simonson, a voler lanciare un fumetto mensile dedicato ad un conflitto terminato oltre dieci anni prima, ma che tante tragedie e ferite ancora aperte e polemiche e rimpianti aveva lasciato sul corpo degli Stati Uniti. Shooter diede l’incarico a Larry Hama, supervisore di diverse testate e reduce dal Sud Est Asiatico. Hama assunse come sceneggiatore Doug Murray, anche lui militare in Vietnam, mentre per i disegni venne chiamato Michael Golden, uno degli enfant prodige del fumetto americano negli anni ’80. Il risultato fu il mensile The ‘Nam. Ora la Panini Comics ha raccolto i primi dieci episodi in un bel volume dalla copertina rigida. Non potevo non comprarlo: e perché il conflitto in Vietnam mi ha sempre intrigato e perché ricordavo con dispiacere, per non averla acquistata all’epoca, l’edizione italiana del mensile per i tipi dalla Play Press.

Chapeau! Questo il primo commento che mi viene in mente dopo aver divorato il volume. Chapeau a Doug Murray per una narrazione senza fronzoli, scattante, piena di azione ma anche attenta ai tempi morti del conflitto: insomma, chapeau per il realismo, per quanto possa essere realista un fumetto di guerra rivolto ad un pubblico di adolescenti e realizzato sotto il Comics Code (sorta di censura vigente nel mondo del fumetto). Niente retorica: militarista o pacifista; solo il crudo racconto bellico attraverso le vicende della recluta Ed Marks e dei suoi commilitoni della fanteria militarizzata. Racconto mese per mese: nelle intenzioni di Murray la scansione temporale delle vicende narrate doveva combaciare con la mensilità delle uscite del fumetto. Ciò che emerge dalla lettura di questi episodi, tra le tante cose, è la descrizione di una guerra non tanto inutile e senza senso – l’anno del racconto è il 1966, quando gli americani credevano ancora nella bontà dello scontro in atto – quanto impossibile da pianificare: il nemico si nasconde dappertutto, pronto allo scontro, all’attentato terroristico o all’imboscata.

Anche dal punto di vista psicologico – stiamo sempre parlando di un fumetto – Murray è bravo a delineare i personaggi, ad illustrarne l’evoluzione del carattere col procedere del conflitto: le paure, le speranze, lo spirito cameratesco ma anche l’invidia, la diffidenza. La felicità e la spensieratezza di una libera uscita si alternano alla tragedia indicibile dell’amico ucciso proprio mentre stava finendo il turno di leva. Certo, non tutto è oro quello che luce. Qualche personaggio è un po’ troppo macchiettistico, come il sergente maggiore di colore Top, con i suoi denti d’oro, la sigaretta sempre in bocca e il suo sorriso arrogante, mai timido nel chiedere le mazzette.

Chapeau anche a Michael Golden: espressivo e dinamico, originale nella costruzione della tavola; essenziale quando deve esserlo, particolareggiato quando è necessario. Perde un po’ di spessore, quando l’inchiostratore è John Beatty .Per non parlare delle sue copertine: una più bella dell’altra.

Speriamo che la Panini pubblichi il resto delle storie.

 

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