Ornette Coleman (1930-2015)

C’è chi parla di musica. C’è chi la suona. E c’è chi la rivoluziona. Ecco: Ornette Coleman è stato un grandissimo rivoluzionario. Nessuno può contestargli di essere stato il padre indiscusso del free jazz. The shape of jazz to come, Free Jazz, Sci-fi session sono alcuni dei dischi che devono figurare in ogni collezione jazz che si rispetti.

Che poi il free jazz piaccia o meno, che le teorie armolodiche (mai capite) di Coleman siano esteticamente accettabili, è un altro discorso. Io, ad esempio, non sono un fan sfegatato del free jazz: ad esempio, non mi sdilinquisce l’album di Coleman che dà il nome a questo sotto-genere musicale, così come non mi strappo i capelli per Ascension, opera di Coltrane. Capisco lo spirito di assoluta libertà, l’atto creativo hic et nunc, l’immenso talento di improvvisare sul momento: capisco questo e altro. Epperò, la sensazione di ascoltare musica cacofonica non me la toglie nessuno. Detto questo, va anche precisato che dei vari jazzisti free Ornette fu uno dei più bravi e dei più ascoltabili, anche perché erano evidentissime le tracce del blues nel suo modo di comporre e di suonare il sassofono. A questo proposito va anche detto che Coleman fu un valentissimo e originalissimo sax contralto: la sua voce era riconoscibilissima.

Riposi in pace.

 

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