Freccia Verde

Nella mia foga di riscoperta dei fumetti americani editi negli anni ’80, foga pari a quella che mi spinse a buttarne l’edizione italiana originale, non posso che segnalare il Freccia Verde di Mike Grell. Un sentitissimo grazie va alla RW Lion, impegnata nella ripubblicazione (spero integrale) dell’intero ciclo: per ora sono usciti tre volumi.

Dopo la maxi mini-serie, Crisis (che meriterebbe un post a parte), la DC decise di rivedere e rinverdire le origini dei suoi principali personaggi, affidandone le storie e le sorti ad alcuni dei più importanti artisti dell’epoca. Batman finì nelle mani di Frank Miller, Superman in quelle di John Byrne e Wonder Woman sotto l’egida di George Perez. A prendere sulle proprie spalle il destino di Oliver Queen e del suo alter ego, Green Arrow, venne chiamato lo scrittore/disegnatore Mike Grell: all’epoca era per me un perfetto sconosciuto. Amai fin da subito la miniserie che rilanciava le vicende dell’arciere DC, Longbow Hunters: bella tosta. Come altro definire una serie dove i feriti e i morti si sprecano, dove assistiamo alle sevizie inferte ad una dei protagonisti, Black Canary, dove il nostro eroe è costretto ad uccidere? Grell mette da parte il lato frivolo, istrionico di Freccia Verde, una sorta di Robin Hood del ventesimo secolo, e lo trasforma in un giustiziere, in un anti-eroe che non disdegna i metodi spicci. Insomma, un supereroe molto realistico.  Così come erano realistici i disegni di Grell, che sembrava realizzare delle fotografie disegnate.

Il successo della miniserie determinò il lancio della serie mensile di Freccia Verde (oggetto della edizione della RW Lion). All’epoca rimasi deluso: alla stesura delle storie c’era sempre Grell, ma i disegni erano di Ed Hannigan, un discreto ed esperto artigiano della matita, che ai miei occhi di profano, però,  non valeva un cicca, specie se confrontato cona Grell. Ebbene, mi devo ricredere. Rileggendo, o sarebbe meglio dire leggendo con la dovuta attenzione, queste storie, non posso che elogiare Hannigan (poi sostituito dal bravo Dan Jurgens). Sebbene non possegga i virtuosismi di Grell, il tratto di Hanningan, essenziale, dinamico e ben esaltato dalle chine di quel gigante di Dick Giordano, si sposa appieno con le storie di Grell: crude, violente, senza fronzoli. Niente super cattivi o supereroi (l’unico che si vede è Lanterna Verde, ma nei panni da civile di Hal Jordan).  Storie metropolitane (droga, criminalità, inquinamento etc). Testi incisivi. Atmosfera da romanzo noir: una Seattle piovosa, magnificamente oscura. Certo, non mancano alcuni momenti o personaggi stereotipati: gli agenti segreti sempre doppiogiochisti, sempre subdoli; i delinquenti di strada sono tutti punk. Ma si tratta di quisquilie. L’opera va letta. Immediatamente.

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