Nick Fury Vs Shield

Se sono un appassionato fondamentalista di fumetti, lo devo (anche) alla miniserie di sei numeri Nick Fury Vs Shield. Me ne innamorai quando uscì la prima edizione italiana sul finire degli anni ’80 ad opera della Play Press: attendevo trepidamente ogni mese l’uscita per capire come si sarebbe evoluta la storia. Me ne sono nuovamente innamorato leggendo il volume con copertina rigida della Panini.

La storia è semplice: c’è del marcio nello Shield. Nick Fury pensava di comandarlo con mano salda. Invece nulla è come appare. I cattivi (un life mode decoy che ha assunto ultraconsapevolezza di sè e del mondo) l’ha “infettato”, usando anche l’AIM e l’Hydra per mettendo i propri uomini nei posti chiave e dando vita ad un progetto di controllo del mondo tramite cloni. Elemento essenziale del progetto: il sangue di Nick Fury,  dove scorre la formula dell’infinità, che lo rende immortale o quasi e che permetterebbe ai cloni di non invecchiare. Nick Fury scopre che qualcosa non va. E non solo si trova in un battibaleno estromesso dal comando, ma finisce per essere ricercato: fuorilegge, nemico dell’umanità. Braccato, solo, senza amici: ma si tratta di Nick Fury, soldato e superspia con i controcoglioni. Lentamente, a fatica, riesce a mettere in piedi un piccolo team di agenti, viaggiando dagli Stati Uniti all’Asia. E riesce a vincere. Vittoria amara, però: lo Shield viene chiuso, molti degli amici di una vita sono morti, dopo essersi rivelati dei traditori.

Bob Harras, alla trama, è scatenato. Colpi di scena a non finire. Sconvolgimenti a go-go. Scazzottate e sparatorie come se piovessero. Ritmo forsennato per tutti i sei numeri. Tanta roba, troppa. Un bel polpettone fantascientifico per nulla indigesto. Ai disegni un validissimo Paul Neary, artista inglese dalle linee morbide. Niente di rivoluzionario, anche se l’impostazione di alcune pagine ricorda il grande Jim Steranko (copertinista di un numero). Unica nota veramente dolente: il vestito, tuta o quello che è, indossato da Nick Fury alla fine della saga, quando viene sottoposto all’operazione che avrebbe trasfuso la formula dell’infinito nel corpo del capo dei nemici. E’ una cosa inguardabile: una canottiera a rete che si trasforma in perizoma inguinale alla Borat, tutto di color nero. Una mise da trans.

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