Thor di Walter Simonson /2

Avevo già segnalato l’indiscutibile qualità del Thor firmato da Walter Simonson, recensendo brevemente il primo volume omnibus della Panini. Non posso che confermare il positivo giudizio anche per il secondo volume.

Certo il primo raccoglie forse l’apice narrativo di Simonson: Thor che perde il martello, la creazione di Beta Ray Bill, la sparizione del dottor Donald Blake, l’avvento di Surtur, il Ragnarok,la scomparsa di Odino, l’ascesa di Malekith… chi più ne ha, più ne metta. Simonson stravolge come pochi la vita di Thor, catapultandolo in una serie di avventure che lasciano veramente senza fiato. Dramma, potenza, forza: in una sola parola, epicità.

Le storie contenute nel secondo volume non raggiungono l’intensità delle prime. Come se Simonson avesse corso troppo e ora necessiti di rallentare. Sia chiaro: la mini-serie dedicata a Balder, la spedizione contro Hela, la lotta contro i Giganti di ghiaccio, la creazione di una nuova armatura sono avventure emozionanti e ricche di colpi di scena.  Se Simonson non rivoluziona la vita del dio del tuono non è contento. A questo proposito non posso non citare il ciclo di Thor trasformato in un rospo: quando lo lessi la prima volta in italiano, mi parve una stronzata sesquipedale (a dire la verità, Simonson come narratore non mi entusiasmava). Rileggendolo, l’ho trovato divertente, originale, una chicca. Detto questo, non mancano i difetti: la psicologia di certi personaggi (come Volstagg e lo stesso Loki), certe trame le considero scontate, ripetitive.

Ad ogni modo, se sulle storie il secondo volume non mantiene lo stesso (altissimo, ripeto) livello del primo, per quanto riguarda i disegni, nulla da eccepire. Dallo stile riconoscibilissimo, Simonson è una bomba: grandiosa, devastante. Maestoso. Degno erede, in questo caso, di Kirby. Ma la vera sorpresa è un’altra. Forse perché oberato dal contemporaneo impegno di disegnare la testata X-Factor, scritto dalla moglie Louise, Simonson decise di lasciare le matite a Sal Buscema, fratello minore del Michelangelo del fumetto, il mai troppo compianto John. Ebbene, Sal – e qui sta la sorpresa – non fa rimpiangere Simonson. Certo, questi è unico nel suo genere. Ma Buscema se la cava egregiamente. Da sempre considerato un onesto mesteriante, ma niente di più, guardato semmai con disprezzo, il disegnatore italo-americano giganteggia. Saranno state le storie di Simonson, sarà stato il desiderio di non sfigurare di fronte a lui (e al ciclo degli anni ’60 Thor, disegnato proprio da John  Buscema), sarà forse che, all’epoca poco impegnato, s’è potuto concentrare di più sulla testata del dio nordico, fatto sta che Buscema è pregevolissimo: dinamico come Kirby, maestoso come Simonson, elegante come il fratello (al cui tratto si avvicina fortemente anche se con qualche spigolosità in più). Forse con Thor Sal Buscema raggiunge il picco della carriera.

 

 

 

 

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