Un Marino a Roma

Marino si dimette. Roma ci rimette. Renzi promette. Ma chi se ne fotte?!

La causa scatenante delle dimissioni, atto gravissimo, mi pare abbastanza debole: essere stato imprecisi su una serie di scontrini. La farraginosità stessa della compilazione delle note spese non ha aiutato il sindaco (sistema di compilazione che lui stesso aveva modificato). Detto questo, il casotto sulle note spese è stata l’ennesima dimostrazione dell’incapacità di Marino di gestire cose, affari, vicende. Non è la prima volta che Marino fa una cosa, ne dice un’altra e, messa in evidenza la contraddizione, tenta di difendersi, ma la sua difesa fa acqua da tutte le parti. Basti pensare al caso della Panda Rossa e delle multe che collezionava: arrivò addirittura a parlare di complotto informatico nei suo confronti, venendo prontamente smentito. Così come la questione del viaggio negli USA: non s’è mai capito se sia stato invitato o meno da qualche esponente della Chiesa cattolica. O al caso di Mafia Capitale: non conosceva Buzzi e Carminati, poi si scopre che le cooperative a loro legate le bazzicava.

E’ vero: sono tutte colpe veniali. Se avessimo chiesto ad Alemanno (o Rutelli o Veltroni) conto delle loro note spese, temo avremmo scoperto dei pozzi senza fondo di creatività contabile, al cui confronto Marino fa la figura di San Francesco.

Il problema è un altro. In questi anni, da sindaco, Marino s’è comportato in modo mediocre. Ereditava una situazione disastrosa: e farebbero bene a ricordarsene a sinistra e a destra. Ma lui in due anni e mezzo cosa ha fatto per rimediare a tale sfascio? Poco. Qualcosa ha fatto, ma poco. Ha provato a far ripartire i lavori della Metro C, a far pulizia all’Ama; ha chiuso quello scempio di Malagrotta; ha combattuto parentopoli; ha lottato per mettere ordine nell’Atac. Ma la città è ancora dissestata (strade edifici monumenti), i conti non hanno ricevuto una scossa salutare; di fronte ad emergenze climatiche la città si dimostra ancora impreparata – come ai tempi di Alemanno.

Tutto questo basta per delle dimissioni? No, non penso. Ma da qui a stracciarsi le vesti per Marino ce ne corre. Io l’ho votato al secondo turno, spaventato dall’incubo di ritrovarmi Alemanno tra i piedi per altri cinque anni. Mi sono turato il naso, intuendo che dietro al suo chiacchiericcio, spesso querulo, solo retorica, si nascondesse un quaraquaqua della politica. Purtroppo alla prova dei fatti il sindaco di Roma non m’ha smentito.

Cosa accadrà in futuro? Boh. Penso che Roma sia ingovernabile. L’unica soluzione radicale (non potendo licenziare metà e oltre dei dipendenti comunali né ridurre drasticamente le tante partecipate comunali) sia spostare la capitale in un’altra città.

 

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