Thor – War of pantheons

Chiariamo fin da subito: venire subito dopo il ciclo meraviglioso e rivoluzionario di Walter Simonson avrebbe fatto tremare le ginocchia anche al più bravo degli artisti. Non dico superare, ma eguagliare le vette artistiche raggiunte su Thor da Simonson non vedo chi avrebbe potuto farlo. La coppia Tom DeFalco e Ron Frenz ha avuto l’ingrato (?) compito di sostituire lo scrittore/disegnatore di Knoxville. Il risultato del loro primo ciclo, raccolto nel volume Thor – War of pantheons, è dignitoso, ma non ha nulla a che vedere con quanto fatto dal predecessore.

Simonson ha realizzato un ciclo epico, grandioso, magniloquente: narrato magistralmente, in maniera avvincente e innovativa con azzeccatissimi elementi umoristici; disegnato ancora meglio (e anche Sal Buscema, che lo sostituì alle matite, non sfigura affatto, anzi). Prende dai grandi classici (Lee Kirby e Buscema), si ispira ad essi, ma fornisce una sua versione originalissima. De Falco e Frenz provano a fare lo stesso: anzi il loro intento, ossia di rifarsi alle storie anni ’60, ad un Thor che si barcamena tra Midgard e Asgard, è ancora più evidente. Ma non hanno lo stesso successo.

La mini-saga che vede il ritorno dei Celestiali è lenta e si chiude in maniera caotica. Le avventure terrene di Thor, che si scontra con Mangoose, lasciano a desiderare. Molto meglio il ciclo che sfocia nella battaglia con Seth, il dio della morte. L’idea in sé e lo sviluppo graduale della storia, la minaccia di Seth che incombe numero dopo numero, trasformandosi da sotto-trama a trama principale, è ben fatta: ricorda, benché non trasmetta un’uguale attesa spasmodica, l’arrivo di Surtur e lo scoppio del Ragnarok descritti da Simonson. Il ritorno di Surtur stesso e di Odino rappresenta un ben riuscito colpo di scena – sebbene qualche dettaglio in più sull’evoluzione della loro lotta sarebbe stato necessario.  Però DeFalco mette troppo carne al fuoco, inserisce troppi personaggi (la cui psicologia lascia a desiderare: ad esempio Balder, che piagnucola eccessivamente), sviluppa lo scontro su troppi fronti e si dimostra incapace di amalgamare il tutto in maniera omogenea.

I disegni di Frenz non sono fenomenali. E’ evidentissimo l’omaggio a Kirby, specie nei volti e in alcune splash page. Anzi, più che omaggio si dovrebbe parlare di vero e proprio plagio. Un plagio ancor più visibile quando a inchiostrare le matite di Frenz, al posto del pur bravissimo Brett Breeding, sono chiamati artisti “kirbyiani” quali Don Heck e l’immenso Joe Sinnott. Che si omaggi o si copi Kirby, non ci vedo nulla di male, per carità. Tutt’altro. Tuttavia in Frenz, che avevo apprezzato moltissimo quando aveva disegnato Spiderman e che mette in mostra pregevolissime tavole (una su tutte la battaglia tra le diverse divinità che domina in silhouette il cielo di New York), manca una delle qualità indiscusse e riconoscibilissime di Kirby: il dinamismo.

Insomma, Walter Simonson è tutta un’altra storia.

 

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