Firestorm: The Nuclear Man

Dei Simpson mi sono sempre piaciuti anche gli elementi secondari, come il fumetto Radioactive Man. Omaggio ironico (ma non più di tanto) ad una tendenza dei comics americani degli anni ’50 e ’60: il filone dei super-eroi che devono i propri poteri all’energia nucleare, all’epoca giudicata molto più positivamente di adesso. E penso a Hulk, a Solar The Atomic Man. Ulteriore nonché uno degli ultimi in ordine di tempo rappresentante di questa tendenza e di questa visione ottimistica dell’atomica è stato Firestorm, creato da Gerry Conway e Al Milgrom nella metà degli anni ’70. E non mi sono potuto esimere dal comprare il volume della DC che raccoglie il suo primo ciclo di vita letteraria (sei numeri) e le avventure pubblicate nei primissimi anni ’80 in appendice a Flash, con testi sempre di Conway e disegni di un George Perez appena sbarcato alla D(istinta) C(oncorrenza) dopo l’esperienza alla Marvel.

Uno dei grandi del fumetto americano degli anni ’70 e ’80, responsabile del successo di Spider-Man, autore di piacevolissime storie della Justice League in coppia con Perez, Conway questa volta delude.  E’ lento, è verboso. Sembra che tutta la creatività l’abbia spesa nell’ideare il personaggio e nel delinearne le  origini. Dal secondo numero le storie procedono stancamente con pochi cattivi, e pure deludenti, tra cui Hyena, che dà del filo da torcere ad un super-eroe teoricamente potentissimo (può modificare la realtà fisica a proprio piacimento) seppur alle prime armi. E che il pubblico non apprezzasse queste storie è dato dal fatto che Firestorm fu una delle testate ad essere chiuse a causa della cosiddetta “implosione DC”, avvenuta nel 1978: la casa editrice di Batman per una serie di motivi, tra cui una bufera che impedì la distribuzione dei propri prodotti, dovette cancellare diversi fumetti poco popolari. I disegni di Milgrom sono senza infamia e senza lode: lui è sempre stato un modesto ma non mediocre artigiano del disegno, ma questa volta le chine di Janson e di MacLeod ne coprono eccessivamente il tratto. Molto meglio le storie con Perez, la cui arte sembra rinvigorire lo stesso Conway, decisamente più in forma nelle storie d’appendice.

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Una Risposta to “Firestorm: The Nuclear Man”

  1. Black Lightning | peppone Says:

    […] in un circo. Dall’undicesimo viene chiamato ai testi Denny O’Neil. Poi arriva la DC Implosion, che mette in ginocchio la casa editrice: diverse testate vengono chiuse e tra queste anche Black […]

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