Evolution

Profumo di anni ’70 si sente ascoltando Evolution, l’ultima fatica di Dr Lonnie Smith, uno dei maestri dell’organo Hammond (ma anche valente pianista) funk-soul jazz. Lonnie Smith, famoso iconograficamente anche per il turbante che indossa, torna alla Blue Note dopo circa quarant’anni e sforna un album di notevolissimo livello. Il funk regna sovrano, ma non mancano i toni hip-hop (specie Talk about this) e reminiscenze di Herbie Hancock versione Head Hunters (esempio: il brano For Heaven’s sake che ricorda Butterfly presente nell’album di Hancock, Thrust) . Circondato da valentissimi collaboratori (tra cui il chitarrista Jonathan Kreisberg) e da due guest star come Joe Lovano (lanciato da Smith anni fa) e dal talentuoso pianista Robert Glasper (che duetta con Smith nel brano di apertura Play it back), Il dottore del funk jazz è una forza della natura: grande sound, grande improvvisazione, grande ritmo. Da segnalare anche My Favorite Things: brano gioioso come pochi, Smith lo trasforma e ne dà una versione dark, con un’intro veramente cupa.

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