Marco Pannella (1930-2016)

Aveva combattuto battaglie politiche lodevoli (la difesa del divorzio, che in Italia, ricordiamocelo, venne introdotto non dai radicali ma da una legge firmata da un socialista e da un liberale; il tentativo di introdurre il sistema maggioritario in Italia; alcune proposte di riforme liberistiche; la difesa di Enzo Tortora e, per taluni aspetti, l’aborto, di cui non sono un fautore senza se e senza ma). S’era fatto promotore di iniziative imbarazzanti o aberranti (Cicciolina in Parlamento; il sostegno a Toni Negri, che si trasformò in indiretta complicità nella fuga all’estero; un ipergarantismo che, se applicato, sarebbe stato deleterio nella lotta contro il terrorismo).

Libertario, egocentrico e logorroico come pochi, Pannella portò indubbiamente una ventata di aria fresca nelle stantie stanze della politica partitocratica (quanto amava il termine partitocrazia) degli anni ’70. Col passare degli anni divenne la maschera di se stesso, la barzelletta di se stesso: i suoi scioperi della fame, alcuni svolti per una giusta causa, altri per motivi risibili, alla lunga stancarono. Meritava, forse, il laticlavio a vita. Ma non so quanto a lui interessasse.

Riposi in pace.

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