Man-Thing

L’uomo marana. Si può fare un fumetto su un essere mezzo palude mezzo uomo? Un essere che è un miscuglio di umanità (scarsissima), muschio, melma, acquitrino? Un carotone verde al posto del naso. Altre specie di carotone verdi come basette. Occhi a palla da insetto. Manoni con artigli. Tutto verde. Verde marana. Verde acqua putrida. Si può fare un fumetto su essere di tal genere? Certamente. Lo fecero la Marvel e la DC (non ho capito bene chi arrivò prima, chi copiò chi). La Marvel produsse Man-Thing, la Dc Swamp Thing. Parlerò del primo.

Paludi della Florida. Lo scienziato Ted Sallis sta provando a creare un nuovo siero del super-soldato. La fidanzata è una poco di buona, per quanto sia bona: lo tradisce. Sallis non vuole far cadere il siero nelle mani sbagliate: i cattivi in combutta con la fidanzata. Inseguito, scappa. Sta per essere raggiunto e, allora, decide di iniettarsi l’unica dose che aveva realizzato del siero. Nel fare questo,  l’auto finisce in una palude. Sallis è morto? Col cavolo. Dalla palude emerge lui, Man-Thing: non parla, non pensa, ma percepisce gli stati d’animo e i sentimenti delle persone: da come queste agiscono, lui reagisce. Fisicamente fa schifo. Veramente schifo. Grosso come è, mette naturalmente paura. Ecco: la paura. Quando percepisce la paura, Man-Thing si incazza e il suo tocco brucia le persone, arrivando ad ucciderle (come capiterà ai cattivi) o a sfigurarle (come accadrà alla fidanzata di Sallis).

Da questo momento iniziano le avventure del nostro uomo marana. Si scoprirà che è diventato tale perché la palude in cui Sallis è finito con l’auto rappresenta una sorta di nesso mistico-magico spazio-temporale che lega diverse dimensioni: insomma, l’acqua melmosa di questa magica palude, a contatto col corpo di Sallis in cui era presente il siero, ha prodotto Man-Thing. Il quale è fondamentalmente buono. Il quale aiuta le persone in difficoltà. Il quale però non ci pensa due secondi a spaccare braccia o schiene, a bruciare col tocco corpi, ad uccidere, se lo percepisce necessario. Una forza della natura – natura matrignissima.

Nelle avventure contenute nel primo volume combatte contro Ka-Zar, demoni, imprenditori senza scrupoli, la Cosa dei Fantastici Quattro (non contento che un altro si stia appropriando del termine Thing), hippy minchioni, easy riders e insanicidi (foolkiller) vari. Rimane quasi sempre nella palude, il suo habitat, il suo cosmo, il suo spazio vitale (in episodio lo vediamo ferito e ritrovare le forze solo dopo essersi gettato nella palude). Se l’abbandona, lo fa solo perché costretto a recarsi in qualche dimensione extra-terrestre.

Ma chi è il responsabile di tutto ciò? A creare l’uomo marana negli anni ’70 sono stati Gerry Conway e Roy Thomas su disegni (bellissimo quel bianco e nero) di Gray Morrow. Ma a farlo volare nell’immaginario collettivo, a dargli spessore, testo e contesto è stato quel matto di Steve Gerber, re del surrealismo e del sarcasmo e dell’ironia nel campo dei fumetti: capace di rompere gli schemi anche quando lavorava in ambito mainstream. E Man-Thing ne è una dimostrazione. Talvolta l’ironia di Gerber è di grana grossa. Ad esempio, l’imprenditore reazionario, ultra-capitalista, nemico del nostro melmoso eroe si chiama F.A. Schist, leggasi e pronunciasi fascist, fascista. Solitamente, però, Gerber spacca: le sceneggiature corrono, i testi sono meno elementari di quanto ci si possa aspettare da un fumetto, il linguaggio essendo ricco e variegato. La critica totale della società americana contemporanea, dai capelloni ai militari, dai redneck ai fanatici religiosi, è spesso originale. Divertentissimo un episodio in cui, causa influsso diabolico, il mondo sembra sovvertirsi: e vediamo i pacifisti picchiare i militari. Poi Gerber è grande nel creare anche i personaggi di contorno, che diventano più interessanti dello stesso Man-Thing: e, forse, non potrebbe essere diversamente, visto che il nostro uomo marana è, per come è stato costruito, mono-dimensionale (non parla, non pensa, etc). Ma di quali personaggi sto parlando? Due su tutti. Il primo è Howard The Duck, un papero ominide, proveniente da un’altra dimensione,  versione iper-scorretta di Paperino, che fa la sua prima comparsa proprio sulla testata dedicata a Man-Thing e cui arriderà una certa fortuna negli anni a venire – tra le altre cose, sarà il protagonista di un orrendo film degli anni ’80, prodotto, se non sbaglio, da un certo George Lucas (mai però così orrendo come il nome scelto dall’editoriale Corno che ne pubblicò le avventure: Orestolo il papero). Il secondo è Foolkiller: un vigilante mistico-religioso, polizia, giudice e giuria in una sola persona in missione per conto di Dio, deciso ad uccidere i cattivi senza andare troppo per il sottile e senza badare moltoagli eventuali innocenti coinvolti nelle sue azioni.

E i disegni? Sarò breve – questa recensione sta pure durando troppo. Del primo disegnatore Morrow abbiamo già detto. Ne disegnò solo un numero. Dopo fugaci apparizioni di Buckler e Starlin, venne chiamato Val Mayerik ad affiancare Gerber nei disegni. Un modesto artista, questo Mayerik, della scuola Don Perlin ed Herb Trimpe, ma forse con meno talento, per nulla aiutato dai diversi inchiostratori che si succedettero. La situazione andò migliorando con l’avvento di Mike Ploog, che conosco pochissimo. E dopo? Dopo non so. Sono in attesa che esca il secondo volume. Lo comprerò assolutamente: per continuare a godere dell’avventure dell’uomo marana firmate  dal povero Gerber, che ci ha lasciato troppo presto.

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