Sindacando /2

Roberto Giachetti, candidato PD a sindaco di Roma, è imbarazzante. Al di là del programma, che per un aspetto generale non si discosta affatto da quello dei suoi avversari, ossia un maggiore interventismo pubblico su tante, troppe questioni, e già questo mi pare un impedimento a votarlo al primo turno; al di là del programma, quello che mi fa cadere il latte alle ginocchia udendo Giachetti è il suo pressapochismo verbale, è la grevità romanaccia con cui parla ed espone le proprie idee, è il suo ricercare battute ad effetto che, involontariamente, lo ridicolizzano, come quando affermò che sulle periferie avrebbe chiesto consiglio a Totti. A Totti. Sulle periferie. Come battuta fa schifo. Qualora non fosse la battuta, stiamo freschi. Tuttavia, se Giachetti perdesse, ci sarebbe un aspetto positivo. Che la faremmo finita con i radicali come possibile classe dirigente del nostro Paese: hanno già dato. Nessuna nostalgia. Avanti un altro. Ovviamente, se Giachetti andasse al secondo turno, avrebbe il mio voto. Perché gli avversari, tutti, sono nettamente peggiori.

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