Black Lightning

Sul finire degli anni ’70 la DC Comics lanciò una testata interamente dedicata ad un supereroe di colore, Black Lightning. Non che latitassero gli afro-americani nei suoi fumetti: basti pensare a John Stewart, la terza Lanterna Verde terrestre. Rispetto alla Marvel, però, la DC segnava il passo: oltre a presentare un numero maggiore di personaggi neri, ad alcuni di loro la Casa delle Idee aveva dedicato una testata, come nel caso di Pantera Nera o di Luke Cage/Power Man.

Cavalcando questa onda e quella del successo dei coevi film del filone Blaxploitation, la DC decise di compiere il grande passo. E chiamò a scrivere la testata Black Lightning Tony Isabella, afro-americano e sceneggiatore delle primi numeri di Luke Cage. A disegnarlo Trevor Von Eeden, anch’egli artista di colore

Chi è Black Lightining?  Si tratta di Jefferson Pierce: medaglia d’oro olimpica nel decathlon per ben due volte, attualmente docente di liceo in quartiere malfamato di Metropolis, Pierce decide di diventare un supereroe dopo che un suo studente viene ucciso dalla malavita. Il fisico ce l’ha. Ma non gli basta: in soccorso, tecnologico, arriva il vicino di casa che aveva aiutato la madre a crescere Pierce dopo l’uccisione del padre. Infatti il vicino, un sarto, gli fornisce la divisa da supereroe dotata di una cintura elettrica che gli amplifica le qualità fisiche e lo protegge dai colpi e dai proiettili dei nemici. Come spiega Isabella nell’introduzione al paperback che raccoglie le prime storie, la sua idea era di fornire ai lettori  del fumetto un personaggio in cui si potessero riconoscere o che non fosse troppo distante dal loro mondo: non un re di un fantomatico stato africano, come Pantera Nera, o un ex galeotto come Power Man, ma una persona comune, come poteva essere, appunto, l’insegnante Jefferson Pierce..

Diversamente dall’altro eroe di Metropolis, Superman, impegnato a sventare minacce cosmiche, Black Lightning si occupa principalmente super-criminali di bassa lega, delinquenti di strada o boss mafiosi, come un tale Tobias Whale, balena nel nome (whale), nel fisico e nel volto, versione deformata del Kingpin della Marvel. E, sempre in tema di raffronto con personaggi della casa editrice rivale, Isabella crea due nemici che, per il nome o per il costume, ricordano da vicino due super-eroi Marvel: Iron Fist e Shang Chi.

I primi otto numeri, che si chiudono con la sconfitta di Tobias Whale, non sono male. Le storie sono interessanti, a parte qualche ingenuità. I testi sono incisivi e per nulla verbosi. Si scopre che il vicino era stato il responsabile della morte del padre Pierce: tema che non viene però approfondito Dal numero nove c’è un vistoso calo nelle storie – ridicolissimo l’episodio ambientato in un circo. Dall’undicesimo viene chiamato ai testi Denny O’Neil. Poi arriva la DC Implosion, che mette in ginocchio la casa editrice: diverse testate vengono chiuse e tra queste anche Black Lightning. Il numero 12, che era stato già completato, vedrà la luce solo alcuni mesi più tardi – peccato perché il nuovo disegnatore Mike Nasser prometteva bene.

Oggettivamente mi aspettavo meglio da Black Lightning. Gli ultimi quattro numeri sono sotto la sufficienza, i disegni di Von Eeden pure, specie quando l’inchiostratore è Vince Colletta.

 

 

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